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31 janvier 2014

Il Cerbiatto, N°2, 25 gennaio 2014

Publié par parrocchiasanteustachiodicampodigiove dans GIORNALINO PARROCCHIALE

Ecco il vostro giornalino!!!

GIOIRE INSIEME? SI, SI, SI ....

GIOIRE INSIEME? SI, SI, SI ….

fichier pdf Il Cerbiatto Numero 2 25 gennaio 2014

17 janvier 2014

Progetto Bambini Parrocchia Campo di Giove

Publié par parrocchiasanteustachiodicampodigiove dans Avvisi, Catechismo

Progetto bambini Campo di Giove – I nuovi mezzi educativi i mass-media-1 fichier pdf Progetto bambini Campo di Giove – I nuovi mezzi educativi i mass-media-1

Intento progetto

Nell’attuale contesto contemporaneo, dove si evince il cambiamento culturale di una società che da secoli si è costruita, con tutto il suo divenire di eventi storici, con i suoi valori specifici e prettamente valori religiosi, si sta vivendo un momento che non definirei di crisi ma un momento di cambiamento. Questo cambiamento deve essere reinterpretato cercando di capire come l’adulto di oggi deve essere pronto ed informato sui cambiamenti, ma non solo, anche come deve essere sostenuto nello Stato attuale. Mentre un tempo la famiglia era di tipo patriarcale dove l’educazione dei figli era anche dei parenti più vicini i quali sostenevano ed aiutavano la piccola famiglia. Oggi la situazione è cambiata, la donna lavora e il nucleo famigliare si è ristretto ai genitori e qualche volta ai nonni più vicini. Il lavoro femminile impegna la donna spesso tanto quanto l’uomo e le istituzioni vigenti in Italia spesso non sono sufficientemente preparate per sostenere la famiglia. Si assiste alla crisi dell’adulto in quanto modello ed educatore, nasce l’esigenza di dover sostenere i genitori nel difficile compito educativo.

La Chiesa richiama spesso a questa urgenza del compito educativo, tanto che si è prefissata con l’Assemblea dei Vescovi…che hanno individuato nell’educazione il tema degli Orientamenti pastorali prefissandosi delle mete per il prossimo decennio (2010-2020), sottolineando che per migliorare l’educazione bisogna formare in primo luogo gli educatori, ma informare anche i genitori.

L’intendo di questo progetto è di far comprendere meglio la nostra società i suoi punti di forza ma anche le relative realtà nascoste che non aiutano le famiglie a vivere in armonia con i propri figli. Tener conto di quali possano essere le strutture o i posti migliori per aiutare le famiglie a crescere i propri figli.

Con queste conferenze si vuole capire non solo la società in cambiamento e come muoversi meglio in essa ma anche quali possano essere i punti di forza delle famiglie attuali e i punti invece in cui sostenerli e aiutali nelle difficoltà senza giudizi o isolamenti ma con lo scopo di supportarle. In una società cristiana quello che è fondamentale è l’amore verso l’altro ma in particolare verso la famiglia e nessuno ne deve esserne escluso.

L’attuale ricerca in campo psicopedagogico ci invita a riscoprire l’essenzialità della relazione educativa e della pratica di cura, quindi, la relazione educativa come cura della famiglia, individuando le esigenze formative e progettare un formazione adeguata, sostenendo se necessario le famiglie individualmente, perché ogni nucleo familiare è nel suo interno un suo mondo.

Inoltre i genitori devono essere a conoscenza delle minacce che possono gravare sui figli, non vivendo la negazione “a me non capiterà mai”, ma con una comprensione maggiore, con una mente aperta pronta ad accogliere e migliorarsi se necessario. Essere consapevoli che gli altri e la società sono ricchezza ma anche minacce, e trasmettere ai nostri figli le ricchezze ma anche le eventuali minacce, educarli ad essere socialmente integrati ma più scaltri, e a rimanere saldi suoi valori familiari.

In questo contesto l’intervento dello psicologo è di volgere lo sguardo sull’ambito educativo e di porsi come un mezzo di supporto, guida o accompagnatore, su ciò che le famiglie ignorano o hanno difficoltà ad affrontare da soli, nessuno deve essere lasciato solo, siamo in una società emancipata. Inoltre voler porre maggiore attenzione sulla famiglia e la famiglia sulla società per un unico bene comune, dare il massimo ai propri figli per un futuro migliore e farne i migliori uomini.

In aiuto con un sacerdote quello che si vuole trasmettere è anche l’interdisciplinarità delle scienze che in sintonia e collaborazione, esse siano capaci di dare risposte più esaustive e offrire servizi migliori.

Sperando che questo non sia solo un passaggio ma un inizio per un cammino in cambiamento a sostegno delle famiglie, esigenza che oggi è molto sentita ma non è ancora vissuta.

Per una comunità cristiana bisogna essere testimoni e modelli di uno stile di vita improntato al Vangelo, e prendersi cura delle nostre famiglie pilastro del futuro della nostra chiesa.

 

 

 

17 janvier 2014

Programma Incontri Giovani Campo di Giove

Publié par parrocchiasanteustachiodicampodigiove dans Avvisi, Incontro con giovani

fichier pdf Progetto giovani Campo di Giove- Allenarsi alla felicità-1

 

Progetto giovani

2014

Allenarsi alla felicità

 

 

 

 

       Sac. Don magloire nkounga

Dott. D’ambrosio Giuseppina

25 Gennaio

La felicità esiste? Come essere felici?

                            

 

22 Febbraio

Uomini e donne. Le differenze dei due sessi.                                          

 

 

29 Marzo

Le scelte sessuali che durano nel tempo.

 

 

26 Aprile

Il fascino della musica. Quella da evitare e quella che ci fa stare bene.

 

 

31 Maggio

Le scelte appaganti. Musica, teatro, volontariato e stare con gli altri.

 

 

28 Giugno

Le dipendenze da…Perché? Come cambiare questo contesto?

 

Gli incontri saranno tenuti nella parrocchia  il terzo sabato di ogni mese alle ore 21.00.

PREMESSA

 

Esistono nella società contemporanea differenti condizioni di vita, stili, culture, che distinguono varie personalità e atteggiamenti. Basta osservare, ad esempio, l’Europa, in cui le diversità e le molteplicità di identità, i differenti gruppi di giovani che a loro volta appartengono a vari ceti sociali ed etnici, costituiscono il ventaglio e il panorama di culture giovanili sempre più differenziati.

I giovani devono inserirsi in un contesto sociale che è molto complesso, in esso devono prepararsi ad affrontare, gli effetti della modernizzazione e della globalizzazione.

Nelle società industrializzate, con alto sviluppo economico, i giovani tendono sempre più ad omologarsi, essendo definiti all’interno di una categoria totale.

Ma bisogna, anche sapersi rapportare con la società e la sua cultura, considerando la storia regionale, nazionale ed etnica.

Oggi ad incidere sulla formazione dell’identità giovanile, ci sono: i rapporti con la famiglia, i coetanei e gli adulti significativi, ma soprattutto l’ambiente e il contesto sociale e culturale. L’ambiente è il luogo dove si possono sperimentare altre modalità per la costruzione dell’identità in cui gli stimoli sono molteplici si pensi ad esempio: ai magazzini, alla strada, al parco, alle discoteche, ai massmedia la televisione, musica, internet, pubblicità, ecc.

Infatti, i giovani in questi ultimi anni hanno uniformato globalmente atteggiamenti e comportamenti. La crescita e i processi di maturazione sono diventati più complessi, poiché sottoposti costantemente agli influssi della società.

La complessità della società attuale, sembra che contribuisca ad aumentare il disagio evolutivo dei giovani facendo nascere l’esigenza di nuovi bisogni: maggiore sicurezza, voglia di comunicare, ricerca di sensazioni, ecc.

I giovani, non riuscendo a collegare i vari bisogni che la società produce, finiscono per sentirsi disorientati e frustati con evidenti conseguenze di aspetti devianti, quali, droga, abuso di alcool, delinquenza.

La complessità della società contemporanea rende sempre più difficile la costruzione dell’identità personale, soprattutto a causa della graduale perdita di significati comuni. La nuova urbanizzazione delle aree metropolitane, la formazione di nuove megalopoli, oltre all’evoluzione dei mezzi di comunicazione di massa che portano ad una vita sempre più complicata in cui è facile dimenticare le radici culturali da cui si proviene, hanno favorito un futuro sempre più incerto, infatti, non vi sono più le sicurezze e certezze del passato, perciò imparare a gestire tale realtà è difficile.

La mancanza di punti di riferimento, la complessità degli eventi contemporanei determinano uno stato di stordimento e di confusione nei giovani tale da determinare una rottura tra il loro modo di pensare e quello della società; si sentono smarriti proprio perché la collettività è incomprensibile.

Il soggetto è costantemente sottoposto a continue informazioni e a varie possibilità di scelta: tutto ciò lo induce a vivere crisi costanti di adattamento e crisi esistenziali, vedendosi costretto a fare continue scelte per dare alle sue azioni il minimo di significato.

La conseguenza più comune, allora, è che i giovani rinunciano a fare progetti per il futuro, capacità che fino a qualche tempo fa era considerata una dimensione fondamentale per la natura umana.

Alcuni giovani fortunatamente, reagendo riescono a sfruttare ciò che offre la società postindustriale e quindi sono capaci di ridefinirsi e di adattarsi ai cambiamenti sociali sviluppando una sorta di qualità, che da molti sociologi, viene definita come duttilità.

In questo contesto è interessante esaminare anche il rapporto dei giovani con la religione e il valore che viene attribuito ad esso.

Secondo molti i sociologi, potersi definire cattolici oppure religiosi è un aspetto più culturale e sociale. La condizione di appartenenza ad una religione, in un simile contesto, è vissuta dai giovani in modo vario e talvolta contrastante.

La religiosità è un processo che produce un cambiamento molto importante in rapporto all’identità e segna un cammino nuovo in relazione alla ricerca di senso, che consiste in elementi che sono strettamente legati con la produzione di significati vitali e la progettualità.

La logica del consumo, dello spreco e dell’immediato, li porta, invece, a vivere questa situazione con profondo vuoto interiore, in una società che non sa trasmettere valori, lasciando sperimentare delusione e solitudine. I giovani si sentono trascurati e così si aggrappano a falsi modelli, identificabili con personaggi della televisione e dello spettacolo, interiorizzando codici di comportamento che sono sbagliati.

La religione viene considerata sempre meno e invece di trovare in essa, una risposta ai loro molti interrogativi i giovani ricercano falsi valori che derivano da un mondo artificiale.

Motivo per cui in questo progetto, si vuole tentare un’approccio multidisciplinare tra psicologia e religione,  per comprendere meglio il mondo giovanile e dare una risposta significativa ai loro perché, aiutarli a superare eventuali crisi e dare risposte e senso con valori più profondi.

 

PROGETTO

Il progetto vuole promuovere e svolgere non solo attività informative ma anche attività educative, formative, culturali, sociali e sportive creando dei punti di incontro con le realtà presenti nel territorio corrispondente, al fine di prevenire disagi di qualsiasi genere o comportamenti inadeguati come: l’assunzione di droghe, alcool, tabacco, patologie psicosomatiche (es.:anoressia e bulimia).

Problemi che tendono a presentarsi anche quando tra i giovani si ha una forte solitudine, non ci sono centri di aggregazione-socializzazione, dove per trovare divertimenti e svaghi migliori bisogna spostarsi nei centri più grandi.

Ma nello stesso tempo vuole affrontare con i giovani un tema poco discusso che è quello dell’essere cristiano nel contemporaneo e come vivere la propria fede….

 

OBIETTIVI

 

Il progetto pertanto si propone degli obiettivi specifici che si devono evolvere a lungo termine.

Pertanto l’intervento da proporre è da suddividersi in due tappe.

Una prima fese che è preparatoria alla seconda. Nella prima parte di intervento del progetto ci si propone di fare:

 

  • Conferenze.
  • Dibatti sul contemporaneo e sull’appartenenza culturale.
  • Questionari o Test.
  • Formazione d’incontro interdisciplinare di educazione permanente.
  • Laboratorio di lingue-interculturalità  (per i giovani stranieri).
  • Ascolto spirituale .
  • Visione di film culturali con temi ben definiti, tanti quanti sono gli incontri delle conferenze. Accompagnati da dibattiti.

 

Questa prima fase permetterà di dare informazione, e capire anche in seguito ai dibattiti quali sono le aspettative dei giovani del posto e su quali obiettivi puntare nella seconda fase. Questo per facilitare la riuscita del progetto.

 

Nella seconda parte del progetto si intende non solo informare ma anche formare. Oppure proporre ai giovani un centro di aggregazione dove possano scoprire quando è bello stare insieme e divertirsi, comprendendo che la vita non è solo noia, dovere scolastico, ma che è anche divertimento e che attraverso il divertimento, si può socializzare, esprimere scambio di opinioni, costruire e trasmettere il messaggio giovanile ai più adulti e ai coetanei. Attraverso il teatro, la musica, il ballo o lo sport.

 

Il progetto dovrà essere non di carattere standard ma elaborando di volta in volta, attivando strategie per essere migliorato. Indirizzando i giovani verso le scelte opportune, valutando le loro esigenze, qualità e capacità.

 

 

METODOLOGIA E STRUMENTI

Il metodo utilizzato è quello del colloquio psicologico, non a carattere terapeutico, ma di consulenza, con interventi specifici mirati al contenimento, alla prevenzione e alla promozione del benessere. Si prevede inoltre l’utilizzo di: – un diario di bordo dove registrare i dati degli utenti (senza violare il segreto professionale), la frequenza dei colloqui, il numero degli incontri, la tipologia delle problematiche presentate – una cassetta nella quale accogliere tutte le richieste di colloquio, le motivazioni, ed eventuali proposte su temi da approfondire, o qualsiasi altra cosa i ragazzi abbiano voglia di comunicare.

FILM CULTURA

  1. “Nemmeno il destino”.

È un film del 2004 diretto dal regista Daniele Gaglianone.

Il titolo del film è tratto da un verso della canzone Nessuno, scritta da Antonietta De Simone per Betty Curtis e Wilma De Angelis ed incisa anche da Mina e si rifà al libro omonimo di Gianfranco Bettin edito da Feltrinelli.

Questo film è riconosciuto come d’interesse culturale nazionale dalla Direzione generale per il cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano, in base alla delibera ministeriale del 27 maggio 2002.

 

Trama

Alessandro, Ferdi e Toni sono tre amici che vivono alla periferia di una non precisata città italiana; le loro giornata si susseguono stancamente tra fughe dalla scuola, giri in motorino, bagni nel fiume e grandi bevute. Il giorno in cui Toni decide di partire alla ricerca di una vita migliore, Ale e Ferdi si trovano ancora più soli, emarginati dai compagni di scuola e con una situazione familiare disastrata; la madre del primo è malata di mente e vive ormai nei ricordi del passato, il padre del secondo è un alcolizzato all’ultimo stadio. Entrambi i ragazzi sono costretti a vivere alla giornata, lontano dal clima cupo delle loro abitazioni, cercando il sostegno di alcune persone che li hanno presi a cuore, come il bidello della loro scuola e sua moglie. Ma il destino per Ale e Ferdi appare segnato; l’emarginazione e il degrado in cui si trovano hanno soppresso anche la più fioca speranza di poterne uscire. Infatti Ferdi muore suicida lanciandosi con il motorino da un palazzo in costruzione. Ale, in seguito alla preoccupante evoluzione della malattia di sua madre, viene portato in un centro di assistenza giovanile.

 

  1. “Nessun messaggio in segreteria”.

È un film del 2005, diretto dai registi Paolo Genovese e Luca Miniero.

Questo film è riconosciuto come d’interesse culturale nazionale dalla Direzione generale per il cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano, in base alla delibera ministeriale del 15 marzo 2005.

 

Trama

Il protagonista è Walter (Carlo Delle Piane), pensionato solitario ancora pieno d’energia e di fantasia: convinto da un articolo di giornale che per ogni giovane che lavora c’è un anziano che sta a casa, Walter decide di andarselo a cercare, questo giovane, e di aiutarlo standogli vicino come una sorta di angelo custode, perché « uno che lavora per te è una grande responsabilità ». Aiutato dalla piccola Sara (Nicole Murgia), unica amica ed alleata, e sbeffeggiato dalla cinica portiera (Simona Caparrini), Walter sceglie Piero (Pierfrancesco Favino), un impiegato indefesso ma patologicamente timido, anonimo e senza carattere, anche lui solitario, che ha tra le priorità in calendario sulla lavagna di casa « cominciare a vivere pericolosamente » ma è in realtà totalmente incapace di dare un senso al suo quotidiano che lo soffoca e lo costringe in un angolo, perennemente fuori contesto. Nella vita di Piero, Walter entrerà prepotentemente, senza bussare né chiedere il permesso, stravolgendogliela, riempiendogliela (ma al contempo vedendosi riempire finalmente la sua) ed insegnandogli, in una altalena di « amore/odio », una nuova prospettiva dalla quale guardare se stesso ed il mondo, nonché le tecniche per conquistare Francesca (Lorenza Indovina), mamma single di Sara delusa dagli uomini, della quale Piero s’è perdutamente invaghito pur senza avere, ovviamente, il coraggio di dichiararsi. Nello svilupparsi della storia, caratterizzata da una girandola di situazioni al limite di una favolistica surrealtà, a caccia di una felicità che sembra irraggiungibile Piero tenta dapprima di ribaltare completamente il proprio modus vivendi, vestendo i panni di un uomo forte e fin troppo esuberante (alter ego simpaticamente interpretato da Valerio Mastandrea), capace di conquistare la donna amata con uno schioccar di dita, ma si accorge poi che questa maschera gli provoca una sofferenza più grande della gioia d’aver conquistato Francesca e confessa a lei, candidamente, il suo disagio attraverso una romantica lettera. Il finale lascia ampio spazio all’ottimismo ed alla speranza che il vero amore sappia andare oltre le apparenze, chiedendo per sé solo sincerità.

3.    “Nel mio amore”

E’ un film del 2004, esordio alla regia della scrittrice Susanna Tamaro. La trama del film è basata sul secondo racconto del libro Rispondimi, scritto e pubblicato da Tamaro nel 2001, intitolato L’inferno non esiste. Questo film è riconosciuto come d’interesse culturale nazionale dalla Direzione generale per il cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano, in base alla delibera ministeriale del 4 febbraio 2003.

Trama

Stella è sposata con un uomo d’affari insensibile e crudele, dal quale ha avuto due figli, una femmina e un maschio. Mentre la prima cresce adattandosi al terribile clima familiare imposto dal padre, il secondo vi si oppone sviluppando una personalità e una sensibilità particolari, fino ad accostarsi alla religione e a un sentimento mistico di spiritualità.

 

  1. “Luce dei miei occhi”

È un film del 2001 diretto da Giuseppe Piccioni.

 

Trama

Antonio (Luigi Lo Cascio) è un responsabile e gentile autista: La sua passione per la fantascienza lo porta a vivere in un mondo a parte, dove veste i panni del suo alter ego, Morgan, protagonista di un immaginario romanzo fantascientifico. Maria (Sandra Ceccarelli) invece si è indebitata per comperare un negozio di surgelati e per dimostrare di essere una buona madre per Lisa, che i nonni le vogliono sottrarre. Antonio si innamora di Maria, ma quando scopre che la donna è vittima di Saverio (Silvio Orlando), uomo senza scrupoli al quale la donna deve ogni mese un’ingente rata del debito. Antonio, all’insaputa di Maria, inizierà a lavorare per lo strozzino svolgendo tutti i compiti che gli vengono affidati, fino a che il debito non si sarà estinto.

 

  1. “Lettere dal Sahara”

È un film del 2005, diretto dal regista Vittorio De Seta.

 

Trama

La storia racconta le vicinde di Assane, un ragazzo senegalese che naufraga da clandestino a Lampedusa. Assane prosegue il suo viaggio trovando lavori in nero a Firenze e poi a Torino.

Dopo aver trovato un lavoro regolare in fabbrica e ottenuto il permesso di soggiorno, si rende conto che l’unico modo per integrarsi è di rinunciare alla propria cultura.

 

 

  1. “Cuore sacro”

È un film del 2005 diretto da Ferzan Özpetek, uscito nelle sale cinematografiche il 25 febbraio 2005. La pellicola ha incassato complessivamente € 2.990.597 su un budget stimato sui € 6.000.000.

Il film segna il ritorno al cinema di Lisa Gastoni, che aveva abbandonato le scene alla fine degli anni settanta.

Ha ottenuto 12 candidature ai David di Donatello 2005, vincendo due statuette per la migliore attrice protagonista (Barbora Bobulova) e per il migliore scenografo (Andrea Crisanti), e nello stesso anno ottiene due Globi d’oro, due Ciak d’oro e tre premi Flaiano. Barbora Bobulova per la sua interpretazione ha vinto il Nastro d’argento europeo.

 

Trama

Manager di successo, Irene Ravelli è riuscita, anche grazie all’aiuto di zia Eleonora sua socia in affari, ad ottenere il dissequestro dell’antico palazzo di famiglia che vuole sfruttare a scopi imprenditoriali. Tornata nel palazzo per un nuovo sopralluogo, Irene incontra Aurelio, anziano custode dell’abitazione, che le fa visitare la stanza di Adriana, madre di Irene, rimasta immutata dal tempo della sua morte, come se ella vi abitasse ancora. La camera presenta strane scritte, simboli senza significato incise sulle pareti. Vi sono anche numerose immagini religiose possono alludere ad un sincretismo religioso della donna.

Fuori dal palazzo Irene incontra Benny, un’impertinente ragazzina che con uno stratagemma le ruba il portafoglio. Prontamente riacciuffata, la bambina si chiarisce con Irene offrendole di pagarle la cena la prossima volta che si sarebbero riviste. In seguito, Irene e Eleonora si recano da Maria Clara, zia alcolizzata di Irene, ricoverata in un centro riabilitativo, la cui firma è necessaria per far iniziare i lavori nel palazzo. Maria Clara però rifiuta di firmare, nonostante le minacce di interdizione lanciatele dalla sorella Eleonora.

Poco tempo dopo, Irene incontra nuovamente Benny: mentre sono assieme, Irene le fa notare una piccola giraffa giocattolo, simile a quella che possedeva da bambina. In seguito la ragazzina chiede a Irene di aiutarla a portare delle buste (riempite con le cose comprate al supermercato prima di cena) a determinati indirizzi nel vicinato. Nonostante l’iniziale rifiuto, Irene accetta e viene per la prima volta a contatto con una realtà a lei sconosciuta, caratterizzata da una estrema povertà…

 

Le date di incontri dei film sono da definire…

 

 ESCURSIONI

Marzo visita alla comunità di S. Egidio di Roma, sentire le testimonianze dei giovani, che vivono la loro vita fondata su scelte diverse dalla vita comune.

 

La Comunità di Sant’Egidio nasce a Roma nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II. Oggi è un movimento di laici a cui aderiscono più di 60.000 persone, impegnato nella comunicazione del Vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in 73 paesi dei diversi continenti. E’ « Associazione pubblica di laici della Chiesa ». Le differenti comunità, sparse nel mondo, condividono la stessa spiritualità e i fondamenti che caratterizzano il cammino di Sant’Egidio: !

La preghiera,che accompagna la vita di tutte le comunità a Roma e nel mondo e ne costituisce un elemento essenziale. La preghiera è il centro e il luogo primario dell’orientamento complessivo della vita comunitaria.

La comunicazione del Vangelo, cuore della vita della Comunità, che si estende a tutti coloro che cercano e chiedono un senso nella vita.

La solidarietà con i poveri, vissuta come servizio volontario e gratuito, nello spirito evangelico di una Chiesa che è « Chiesa di tutti e particolarmente dei poveri » (Giovanni XXIII).

L’ecumenismo, vissuto come amicizia, preghiera e ricerca dell’unità tra i cristiani del mondo intero.

Il dialogo, indicato dal Vaticano II come via della pace e della collaborazione tra le religioni, ma anche come modo di vita e come metodo per la riconciliazione nei conflitti.
Come è nata

La Comunità di Sant’Egidio è nata a Roma nel 1968, per iniziativa di un giovane, allora meno che ventenne, Andrea Riccardi. Iniziò riunendo un gruppo di liceali, come era lui stesso, per ascoltare e mettere in pratica il Vangelo. La prima comunità cristiana degli Atti degli Apostoli e Francesco d’Assisi sono stati i primi punti di riferimento.

Il piccolo gruppo iniziò subito ad andare nella periferia romana, tra le baracche che in quegli anni cingevano Roma e dove vivevano molti poveri, e cominciò un doposcuola pomeridiano (la “Scuola popolare”, oggi “Scuole della pace” in tante parti del mondo) per i bambini.

Da allora la comunità è molto cresciuta, e oggi è diffusa in più di 70 paesi di 4 continenti. Anche il numero dei membri della comunità è in crescita costante. Oggi sono circa 50.000, ma è assai difficile calcolare il numero di quanti in modo diverso sono raggiunti dalle diverse attività di servizio della comunità, come pure di quanti collaborano in maniera stabile e significativa proprio al servizio ai più poveri e alle altre attività svolte da Sant’Egidio senza farne parte in senso stretto.

 

 

Maggio visita alla cittadella di Loppiano situata vicino Firenze.

Loppiano è la cittadella internazionale dei Focolari, sorge su 260 ettari di terreno, sull’altopiano che si sviluppa ad ovest del comune di Incisa in Val d’Arno, a 20 chilometri da Firenze. Conta 900 abitanti. Sono presenti in essa molteplici attività economiche.

LA STORIA – Negli anni’50, un primo ma già folto gruppo di persone attratte dalla spiritualità dei Focolari aveva iniziato a ritrovarsi, nel periodo estivo, sulle Dolomiti, nel nord Italia. Così Chiara Lubich, la fondatrice, racconta: “Era una convivenza di persone di ogni categoria sociale, di tutte le età, d’ambo i sessi, delle più varie vocazioni, che costituiva quasi una cittadella temporanea caratterizzata dalla pratica del comandamento nuovo di Gesù ‘Amatevi a vicenda come io ho amato voi’. Ammirando da un’altura la spianata verde della valle, m’è parso di capire che un giorno il Signore avrebbe voluto in qualche posto una cittadella simile a quella che si stava svolgendo, ma permanente ”. Nel 1964 nasce Loppiano, la prima delle 33 cittadelle dei Focolari sorte poi in tutto il mondo col desiderio di vivere stabilmente la continua novità proposta dal Vangelo: la fraternità universale.
OGGI – Attualmente la cittadella conta circa 900 abitanti e sono uomini e donne, giovani e anziani, tante famiglie, sacerdoti e religiosi, di 70 nazioni: un cantiere aperto in cui sperimentare che l’unità tra le persone, tra gruppi e popoli è possibile. Ogni anno, la città accoglie circa 40.000 visitatori ed è divenuta punto d’incontro tra popoli, culture e fedi religiose, indicando uno stile di convivenza che parla anche alle grandi città multiculturali del Terzo Millennio. Col tempo si sono consolidate diverse attività economiche. E’ sul lavoro, infatti, che poggia l’economia di Loppiano, in una piena comunione dei beni materiali e spirituali.

REALIZZAZIONI RECENTI – Nel 2004 è stata inaugurato il santuario Maria Theotokos, che ospita anche una cappella ecumenica aperta alle differenti confessioni cristiane. Dall’inizio del 2007 è in funzione l’adiacente complesso polifunzionale, attrezzato di sale per congressi, eventi musicali e multimediali. Nei pressi della cittadella sorge il Polo imprenditoriale Lionello Bonfanti, inaugurato nel 2006, attualmente sede di 20 aziende (a regime saranno 30) di Economia di Comunione. Il Polo intende rappresentare il principale punto di raccordo e luogo di scambio di idee e progetti, per le oltre 200 aziende che aderiscono in Italia (sono 700 nel mondo) al progetto di Economia di Comunione. A Loppiano è nata nell’autunno del 2008 anche l’università Sophia, Istituto superiore di cultura, strutturato come ciclo specialistico di studi universitari. Sophia propone alcuni percorsi interdisciplinari – in una fase iniziale: teologia, filosofia, economia, politica – in cui approfondire l’elaborazione culturale che scaturisce dalla spiritualità dell’unità, dando vita ad una comunità di formazione e di studio che introduca ad una visione unitaria del sapere, per la crescita integrale della persona e della società planetaria che si evolve. Col tempo si prevedono altre sedi, orientate a specifici obiettivi di studio, presso le cittadelle dei Focolari sorte nel mondo, in stretta connessione con la sede pilota a Loppiano.

 

Giugno-luglio-agosto-settembre una uscita aggregativa, una volta al mese con i giovani. Da definire, volta per volta con i giovani.

 

 

VERIFICA E VALUTAZIONE

La gestione del diario di bordo, in cui verranno annotate le presenze degli utenti che si rivolgono allo sportello d’ascolto e i dati relativi al numero d’incontri, alle problematiche presentate, rappresenta una prima forma di valutazione del servizio. Alla fine della prima tappa del progetto, è previsto inoltre il rilevamento dell’efficienza e dell’efficacia del servizio offerto attraverso questionari e/o colloqui.

 

 

 

 

14 janvier 2014

Festa di Sant’Antonio Abate

Publié par parrocchiasanteustachiodicampodigiove dans Avvisi

 

Lode a tutto il Creato da Sant'Antonio Abate

Lode a tutto il Creato da Sant’Antonio Abate

Il Giorno 17 gennaio alle ore 16.30, in piazza Duval, cisarà la Celebrazione Eucaristica in onore di sant’Antonio Abate

Celebrazione in onore di Sant'Antonio Abate

Celebrazione in onore di Sant’Antonio Abate

con le consueta benedizione degliAnimali. Tutto ciò, tempo permettendo…

 

Don Magloire

Festa di Sant'Antonio Abate dans Avvisi

Celebrazione in onore di Sant’Antonio Abate

 

 

7 janvier 2014

Mons Giovanni Di Placido, di nuovo a Campo di Giove

Publié par parrocchiasanteustachiodicampodigiove dans Notizie

2013-10-18 15.40.58

Buonasera a tutti,

Buona sera Don Giovanni.., e benvenuto di nuovo in mezzo a noi…

E’ sempre con immensa gioia ed emozione che la nostra comunità parrocchiale accoglie le tue visite; questi momenti, per tuffi noi, rappresentano un avvenimento di grande rilievo. Siamo qui, oggi, a rinnovare e testimoniare l’affetto e la stima che proviamo per te. Una persona semplice, ed allo stesso tempo speciale: speciale nella tua umanità carismatica, nei modi di rapportarti con tutti noi, con uno stile proprio delle persone di rango moralmente superiore. Riconosciamo che sei stato per noi un grande dono!!

Dimenticarti sarà impossibile.. tante cose ci parlano di te, tante cose testimoniano la tua eredità. Nella nostra piccola comunità, che in un arco temporale lungo settanta anni si è evoluta ed è profondamente cambiata, hai avuto il merito di adattarti alle diverse fasi che, per certi versi, hai saputo dominare e guidare dall’alto della tua generosità ed esperienza. Tutti noi ti siamo grati per l’impegno spirituale che hai svolto nei tuoi anni di ministero sacerdotale, per il cammino fatto insieme, per i valori umani, cristiani che hai indicato a tutti noi.2013-10-18 15.40.11

Nelle nostre case, con i nostri genitori ed i nostri nonni, spesso si parla di te, dei tempi andati e di quando giovanissimo, arrivasti nel nostro paese, fallo di gente povera ed umile, a portare la parola del Signore con la disponibilità e la pazienza che ti ha sempre contraddistinto. Quelli della mia generazione, invece, ricordano con particolare piacere le tue visite a scuola, falle di gesti amorevoli e di carezze paterne, per le caramelle ed i cioccolatini che ci regalavi, per la tua immancabile presenza alle nostre recite di natale… Così come ricordiamo., con nostalgia.. la tua presenza alla mensa della scuola materna quando, in maniera frugale, consumavi il pasto insieme a noi bambini ed alle suore. Un esempio di uomo coerente, gioviale e giovane che ci portiamo nel cuore perché, come ci hai insegnato, la vera giovinezza è quella dell’anima! Ti chiediamo di sostenerci ancora, continuamente, con la tue preghiere. La nostra parrocchia oggi è in festa!!!

Caro don Giovanni, Ti auguriamo molta salute per tanti anni ancora, ci auguriamo di riaverti presto tra noi e ti ringraziamo per tutto quello che hai saputo regalare e testimoniare. Grazie per essere qui, oggi, ancora tra noi. Grazie per l’immensa emozione che ci hai regalato!

Valentina Di Gesualdo

7 janvier 2014

Xa Edizione del Presepe vivente a Campo di Giove

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ARTICOLO PRESEPE VIVENTE CAMPO DI GIOVE 2014

7 janvier 2014

Xa Edizione del Presepe Vivente a Campo di Giove

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Bambinello, i pastori e ...

Bambinello, i pastori e …

 

 

IL PRESEPE VIVENTE A CAMPO DI GIOVE

X  EDIZIONE – 3 GENNAIO 2014

Anche quest’anno è tornato uno degli appuntamenti ormai immancabili per le festività  natalizie nel nostro paese, la  X  Edizione del Presepe Vivente, che ha colorato e riscaldato le vie e le piazze con la formula ormai consueta della rievocazione dei momenti significativi della Natività.

Esso si caratterizza come evento religioso e culturale, ormai tradizionale e di notevole richiamo per i turisti.

Ancora una volta, lo straordinario impegno profuso da tanti volontari, “Gli Amici del Presepe”, ci ha regalato  la magia dell’Evento, la riflessione sui valori propri del Natale cristiano ed i suoi significati e l’atmosfera da sogno del fascino teatrale, un continuo susseguirsi di emozioni:  dall’annuncio a Maria all’esultanza degli Angeli con la nascita del Bambino,

La Sacra Famiglia di Nazaret

La Sacra Famiglia di Nazaret

dall’adorazione dei pastori alla visita dei Re Magi al Bambino nella grotta di Betlemme.

L’ambientazione e la  relativa rappresentazione del Sacro Evento, come sempre, è stata realizzata nel Centro Storico, con i suoi angoli caratteristici rappresentati da archi in pietra, stradine, cantine e vecchie stalle: un pezzo di storia importante dei nostri luoghi ed una riscoperta di tradizioni e stili di vita semplice ancorati alle antiche attività di pastori e contadini.

Il nostro Presepe è certamente per noi un grande momento di riflessione e religiosità, ma è anche una grande opportunità culturale; è un momento di lavoro collettivo, ciascuno mette  a disposizione la propria esperienza ed il proprio lavoro, una grande famiglia che dà vita e senso a questa rappresentazione.

La partecipazione sempre più intensa e  significativa, colloca  l’Evento in una posizione di assoluto rilievo tra le numerose manifestazioni di tipo culturale che animano la nostra comunità, divenendo appuntamento ormai imprescindibile del “ nostro” Natale.

Idee ed iniziative dei volontari, consentono di migliorare continuamente, di ampliare la quantità dei personaggi,  di curare meglio la coreografia, sempre più rispondente al periodo storico rappresentato, in maniera tale da incuriosire e soddisfare i visitatori, trasmettendo  il sempre attuale messaggio universale cristiano di amore ed umiltà, e forse spingerli a dire come Charles Dickens cioè  “ Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo con me tutto l’anno”

Marilena Di Mascio

 

 

 

 

 

7 janvier 2014

Xa Edizione del Presepe Vivente a Campo di Giove

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7 janvier 2014

Xa Edizione del Presepe Vivente a Campo di Giove

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3 janvier 2014

Le parole di ringraziamento del Parroco Fine Anno…

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vescovo e parroco campo di giove

Carissimi  fratelli e sorelle di Campo di Giove

Al termine di un anno ricco di eventi per il nostro paese e la comunità parrocchiale, ci ritroviamo questa sera  qui per celebrare i Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e per elevare un inno di ringraziamento al Signore del tempo e della storia.

«Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna… perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-5). Ho trovato in queste parole dell’apostolo Paolo che abbiamo ascoltato nella Messa prefestiva della Beata Vergine Maria Madre di Dio, la forza espressiva che riesce a gettare una luce particolare sulla conclusione dell’anno.

Paolo ci parla della “pienezza del tempo” e ci illumina sul contenuto di tale espressione. Nella storia della famiglia umana, Dio ha voluto introdurre il suo Verbo eterno, facendogli assumere un’umanità come la nostra. Con l’incarnazione del Figlio di Dio, l’eternità è entrata nel tempo, e la storia dell’uomo si è aperta al compimento nell’assoluto di Dio. Il tempo è stato – per così dire – “toccato” da Cristo, il Figlio di Dio e di Maria, e da lui ha ricevuto significati nuovi e sorprendenti: è diventato tempo di salvezza e di grazia. Proprio in questa prospettiva vorrei considerare con voi il tempo dell’anno che si chiude e di quello che inizia, per porre le più diverse vicende della nostra vita del paese – importanti o piccole, semplici o indecifrabili, gioiose o tristi – sotto il segno della salvezza ed accogliere la chiamata che Dio ci rivolge per condurci verso una meta che è oltre il tempo stesso: l’eternità.

San Paolo vuole anche sottolineare il mistero della vicinanza di Dio all’intera umanità, a noi Campogiovesi. E’ la vicinanza propria del mistero del Natale: Dio si fa uomo e all’uomo viene data l’inaudita possibilità di essere figlio di Dio; quella dignità di cui vi sto parlato molto in questi tre mesi di cammino insieme. Tutto questo ci riempie di gioia grande e ci porta ad elevare la lode a Dio. Solo il cuore gioioso sa dire “grazie”; parlo di quella gioia che scaturisce dall’incontro con il Signore. Per dirlo con le parole di Papa Francesco “è la gioia che si vive tra le piccole cose della vita quotidiana, come risposta all’invito affettuoso di Dio nostro Padre: “Figlio, per quanto ti è possibile, trattati bene … Non privarti di un giorno felice” (Sir 14, 11.14)” (Evangelii Gaudium, 4) Siamo chiamati a dire con la voce, il cuore e la vita il nostro “grazie” a Dio per il dono del Figlio, fonte e compimento di tutti gli altri doni con i quali l’amore divino colma l’esistenza di ciascuno di noi, delle famiglie, delle società, della Chiesa e del mondo. Il canto del Te Deum, che oggi risuona nella nostra chiesa parrocchiale, vuole essere un segno della gioiosa gratitudine che rivolgiamo a Dio per quanto ci ha offerto in Cristo. Davvero «dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia» (Gv 1,16). Parafrasando il Papa Bergoglio, invito ogni fedele di Campo di Giove, in qualsiasi situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù, vera fonte di ogni gioia (Cfr Evangelii Gaudium, 3).

Seguendo una felice consuetudine, questa sera vorrei insieme con voi ringraziare il Signore, in particolare, per le grazie sovrabbondanti elargite alla nostra comunità parrocchiale nel corso dell’anno che volge al termine. Sono particolarmente grato al Signore perché attraverso il successore degli apostoli, il nostro Vescovo, Mons Angelo Spina, ha permesso l’incontro con voi in questa parrocchia, io per voi prete e con voi cristiano. Il Signore ha ispirato e diretto il parrocato del mio amatissimo predecessore Don Oliviero. Soprattutto mi ha lasciato dei fedeli disciplinati e amanti della loro comunità parrocchiale. Come prova di questo vostro amore, l’accoglienza calorosa dell’08 settembre scorso quando feci il mio ingresso ufficiale in questa parrocchia. Grazie di cuore al Signore per il dono di questo percorso iniziato insieme. Da allora, abbiamo vissuto in spirito fraterno le feste dei santi Eustachio e Matteo, patroni della nostra comunità, precedute dall’importante incontro del 19 settembre con i giovani del paese. Ancora oggi sento il profumo di quelle benedizioni che loro hanno sparso nel nostro paese durante le molto sentite processioni, che ricordo con gioia nel cuore. Perché poi, chi hanno permesso di entrare con spirito raccolto nel mese del santo Rosario e delle missioni. La peregrinatio Mariae ci ha permesso di stare molto più vicini, insieme, alla Vergine Maria, nostra Madre e plasmatrice dei cuori che amano, per fomentare ancora in noi la gioia di vivere insieme come fratelli e sorelle che si amano. È giusto riconoscere che  per le famiglie che hanno accolto l’immagine dell’Immacolata, è stata preziosa occasione per disinibire l’affetto filiale che nutre ogni cristiano  per la Madonna, per disincantare la tiepidezza del cuore diventata di moda. Hanno manifestato il loro amore e la  gioia del cuore nel pregare insieme il Santo Rosario. Non dimentichiamo il pellegrinaggio sulla tomba di Pietro, dove abbiamo attinto grazie per vivere la nostra comunione con il Successore di Pietro e i vescovi uniti a lui. Nel mese di novembre, abbiamo vissuto il secondo incontro dei giovani e il molto apprezzato incontro dei giovani con il nostro amato vescovo. Sono stati momenti di grazia per allenarsi alla felicità e desiderarla per tutti. Come comunità abbiamo pensato anche ai nostri cari defunti, vivendo gli otto primi giorni di novembre in modo intenso con la preghiera della coroncina della divina misericordia alle ore 15.00 al cimitero. È stato per noi segno manifesto di carità per le anime bisognose ancora di consolazione in vista della beata visione eterna di Dio.

Da diversi anni tante famiglie, numerosi insegnanti e le nostre catechiste si dedicano ad aiutare i bambini a costruire il loro futuro su solide fondamenta, in particolare sulla roccia che è Gesù Cristo. Auspico che questo rinnovato impegno educativo possa sempre più realizzare una feconda sinergia fra la comunità ecclesiale e la città per aiutare i giovani a progettare la propria vita. Formulo voti, altresì, che un prezioso contributo in questo importante ambito possa scaturire dall’accoglienza che facciamo ognuno dei doni che Dio ci fa. Non dobbiamo avere paura di mettere al servizio della comunità i nostri doni. Sono di Dio. A noi sono stati affidati, affittati, consegnati per la nostra crescita e quella della comunità.

Per essere testimoni autorevoli e credibili della verità sull’uomo è necessario un ascolto orante della Parola di Dio. A questo proposito, desidero soprattutto raccomandare una buona partecipazione alla lectio divina, che sto preparando e che comincerà con la prossima quaresima 2014, in modo che essa diventerà, per così dire, parte essenziale della nostra pastorale ordinaria qui a Campo di Giove.

La Parola, creduta, annunciata e vissuta ci spinge a comportamenti di solidarietà e di condivisione. Nel lodare il Signore per l’aiuto che le comunità cristiane hanno saputo offrire con generosità a quanti hanno bussato alle loro porte, desidero incoraggiare tutti a proseguire nell’impegno di alleviare le difficoltà in cui versano ancora oggi tante famiglie provate dalla crisi economica e dalla disoccupazione. Il Natale del Signore, che ci ricorda la gratuità con la quale Dio è venuto a salvarci, facendosi carico della nostra umanità e donandoci la sua vita divina, possa aiutare ogni uomo di buona volontà a comprendere che solo aprendosi all’amore di Dio l’agire umano cambia, si trasforma, diventando lievito di un futuro migliore per tutti. Non aver paura di fare il bene! Il bene è sempre bene ed è ciò che rimane quando si perde tutto. Il bene è ciò che vivifica la storia del nostro paese e del mondo.

Mentre ci congediamo dall’anno che si conclude e ci avviamo verso il nuovo, la liturgia odierna ci introduce nella Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio. La Vergine Santa è Madre della Chiesa e madre di ciascuno dei suoi membri, cioè Madre di ciascuno di noi, in Cristo. Chiediamo a Lei di accompagnarci con la sua premurosa protezione oggi e sempre, perché Cristo ci accolga un giorno nella sua gloria, nell’assemblea dei Santi. Amen!

Don Magloire Nkounga

 

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